Quanto vale il lavoro di una donna?

La domanda sembra stupida, perché troppo generica, ma non è davvero difficile rispondere in maniera corretta.

La risposta esatta infatti è molto semplice: meno di quello di un uomo.

Mediamente in Europa una donna guadagna il 15% di meno rispetto ad un uomo.

In alcuni stati la situazione è leggermente migliore, in altri peggiore. Come tutte le statistiche possiamo utilizzarlo solo come indicatore generale.

eurostat.pngIn Italia quell’indicatore vale il 9%, e ci potrebbe sembrare un buon risultato rispetto almeno alla media, ma purtroppo non dice tutta la verità.

eurostat3.pngLa percentuale italiana infatti è viziata da un altro dato, quello relativo al numero di donne occupate, che nel nostro caso è uno dei più bassi d’Europa.

Le nostre donne quindi hanno un ridotto gap rispetto agli uomini ma sono anche le meno impiegate, quindi, probabilmente, il minor gap è dovuto alla maggiore qualità del campione femminile delle lavoratrici italiane.

eurostat1.png Ma è analizzando i dati sotto altri aspetti che si evidenziano gli aspetti più brutti di questa situazione. Se osserviamo il gap salariale tra uomini e donne spaccato per fascia di età osserveremo ad esempio come con l’avanzare degli anni il gap aumenti. Lo stesso succede se osserviamo il fenomeno dal punto di vista dell’anzianità di servizio. Ed è ancora più evidente il modo con cui il gap aumenta drammaticamente con il salire del livello di studio.

eurostat2.pngIn pratica ai livelli iniziali del lavoro e per fasce di studio più basso le differenze sono minori. Man mano che si avanza con gli anni, con l’anzianità di servizio e con il livello di studio, il gap aumenta sempre più. La donna in carriera fa meno soldi dell’uomo in carriera, e più avanza più le differenze aumentano.

Qualcosa di simile si osserva anche analizzando il settore di impiego, più si va verso il terziario, più le differenze stipendiali sono evidenti.

eurostat5.pngUn fenomeno interessante è la grande differenza nella scelta del tipo di studi che si osserva tra uomini e donne. Difficile stabilire se sia orientata dalla diversa predisposizione verso certe discipline piuttosto che altre, o se, più probabilmente, sia causata da scelte legate alle diverse possibilità lavorative dei due sessi. Di fatto comunque ci sono già a partire dal titolo di studio grosse differenze tra i due sessi, con tutte le conseguenze del caso.

eurostat4.pngAncora più drammatica appare la differenza tra il numero di manager dei due sessi. C’è da dire che in questo campo l’Italia ha solo di recente recuperato un po di terreno raggiungendo più o meno la media europea, mentre fino a qualche anno fa era davvero il fanalino di coda. La situazione rimane comunque ben lontana dalla parità ideale, siamo bloccati su un 70/30 che si traduce in un 2 a 1 di fatto.

Il documento della commissione europea che ho linkato all’inizio dell’articolo analizza vari aspetti del problema e cerca di identificare origine e possibili interventi.

Io, come forse sapete, non sono favorevole a regolamentazioni che segnino un obbligo attraverso quote rosa e cose del genere. Piuttosto penso sia necessario favorire principalmente le condizioni collaterali che rendono possibile un maggior tasso di occupazione femminile, nonché quelle necessarie a favorire quelle donne che pur lavorando non intendono rinunciare alla maternità.

Anche qui non credo che servano dei vincoli, delle quote. Il raggiungimento della perfetta parità non è un obiettivo importante, è il trend che va corretto, differenze minime, dell’ordine di pochi punti percentuali nei vari campi, a fronte di un tasso di occupazione femminile simile a quello maschile, possono essere tranquillamente considerate fisiologiche.

eurostat6.pngOggi credo che il problema principale da affrontare e risolvere sia proprio quello del tasso di occupazione, e le statistiche dimostrano chiaramente come ci sia uno stretto rapporto tra maternità e tasso di occupazione in molti paesi europei. D’altra parte quei paesi dove questa differenza è minimale o nulla dimostrano come sia possibile superare questo ostacolo con la giusta legislazione.

Di chiacchiere su questo tema se ne sono sentite parecchie, non mi dispiacerebbe vedere i politici smettere di accapigliarsi ed accordarsi su azioni concrete in questo campo, che vedo come trasversale a tutto il fronte parlamentare.

Sono convinto che l’eventuale costo di interventi volti a facilitare il lavoro femminile, con particolare riguardo ad azioni di facilitazione e supporto della maternità per le lavoratrici, siano ampiamente superati dai vantaggi, anche economici e sociali, che un tasso di occupazione femminile più alto porterebbe al paese.

Perbacco, parlo come un libro stampato….

By | 2016-10-19T09:38:30+00:00 ottobre 23rd, 2007|Blog, Personale|0 Comments

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