ISEE, come restare medioevali mentre il mondo corre via

Se non avete idea di cosa sia l’ISEE, vi invidio.

L’Indicatore della Situazione Economica Equivalente è una genialata che si è inventato uno dei governi recenti (non importa di che colore fosse, i successivi non si sono premurati di cambiare una virgola), per standardizzare un metodo di valutazione dello stato economico di una famiglia. Non starò a definire bene cosa sia considerato qui “nucleo familiare“, perchè vi assicuro che ci vorrebbero pagine, facciamo finta per semplicità che sia quello che voi immaginate sia.. 🙂

L’idea di per se non è malvagia, anche se poi nell’implementazione ovviamente ci sono tanti difetti. Avere un punto di riferimento certo per tutti quei casi in cui il legislatore vuole associare l’erogazione di un contributo o agevolazione all’effettivo stato economico del cittadino, è sicuramente utile.

Non è quindi del merito che vi voglio parlare, ma del metodo.

Partiamo dal capire cosa sia questo fatidico ISEE, ovvero come si forma, come si calcola.

Per cominciare bisogna partire da un altro indicatore denominato ISE (con una E di meno). La stessa INPS lo definisce in questo modo:

L’indicatore della situazione economica è il valore assoluto dato dalla somma dei redditi e da una quota del 20% dei patrimoni.

Il tutto riferito non alla singola persona, ma al nucleo familiare.

Una volta ottenuto l’ISE, che sembrerebbe a prima vista molto semplice da calcolare, si potrà arrivare all’ISEE:

L’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) è il rapporto tra l’ISE e il parametro desunto dalla Scala di Equivalenza.

Bene. Anche qui sembra semplice, bisogna solo capire che diavolo è questa Scala di Equivalenza.

Niente di trascendentale, una semplice tabellina che associa un numerello al numero di componenti il nucleo familiare, a cui si aggiungono dei fattori di aggiustamento in presenza di specifiche circostanze (per esempio se sono presenti portatori di handicap o invalidi superiori al 66%).

Dunque, semplificando un po, per calcolare l’ISEE bisogna sapere:

  • quali sono i componenti del nucleo familiare;
  • i redditi imponibili di ognuno di questi componenti;
  • i patrimoni immobiliari (case, terreni) e mobiliari (soldi in banca, azioni, obbligazioni) di ognuno;
  • il debito residuo di eventuali mutui su questi immobili;
  • alcune informazioni accessorie, come ad esempio se uno degli immobili è prima casa, la presenza di invalidi etc
Ogni hanno, chi necessita di questo indicatore, si vede costretto a raccogliere documentazione che attesti questi dati, fare un paccotto, riempire una modulistica neanche troppo semplice, presentarla al comune di appartenenza e sperare di non aver sbagliato nulla.
Ecco, spero sia chiaro a tutti di che si tratta.
A questo punto però faccio alcune considerazioni:
  • Lo Stato conosce la composizione del mio nucleo familiare. Ha tutti i dati per saperla. Anagrafe, stato civile etc
  • Lo Stato conosce i miei redditi imponibili e dichiarati, tramite Agenzia delle Entrate.
  • Lo Stato conosce il mio patrimonio immobiliare, tramite Catasto ed Agenzia del Territorio.
  • Lo Stato può ottenere esattamente il mio patrimonio mobiliare, così come lo stato dei miei mutui, tramite le banche.
  • Lo Stato sa esattamente se sono un soggetto invalido, portatore di handicap etc

Dunque la mia domanda è questa: perché lo Stato non se lo conteggia da solo ‘sto cazzo di ISEE e lo usa per fare quello che gli serve? Perchè ogni anno ci dobbiamo perdere tempo? Perchè devono farlo fare alle persone offrendo loro l’occasione per FALSIFICARLO senza praticamente alcun rischio? (cosa che penalizza gli onesti)

Avete tutti i maledetti dati, azzeccateli insieme e calcolatevelo questo benedetto ISEE, e magari fatecelo anche sapere.

L’ISEE è solo uno dei tanti esempi. Tutta la burocrazia italiana è piena di queste cazzate. Enti che ci chiedono informazioni che loro stessi hanno in pancia o producono. Dati che vengono mandati ma non utilizzati (vedi i certificati medici che i datori di lavoro continuano a volere cartacei mentre gira l’informazione digitale).

E’ tutto così! Ed è penoso, triste, frustrante, costoso….

Al diavolo la privacy, lo Stato siamo noi, prendessero i dati dove sono e li usassero. Ci sarebbero tante cose che funzionerebbero meglio, faremmo meno fatica noi e farebbero più soldi loro. Pagheremmo meno tasse, noi onesti, e le comincerebbero a pagare anche i disonesti.

Fatemi capire per esempio come è possibile che ci siano case affittate in nero. Lo Stato conosce le case ed i proprietari e sa anche che ci abita altra gente, ma non trova nessun contratto di affitto registrato. Ci vuole molto? Non ci vorrebbe niente….

Dovremmo ribellarci a questo andazzo. Se un ente mi chiede un dato che ha già, che lo Stato ha già, che potrebbe farsi dare da un ente collaterale… Se me lo chiede ed io perdo tempo e denaro per fornirlo a lui, dovrei potermi far pagare.

Impiegato: “Mi dovrebbe dare il codice fiscale”
Cittadino: “Eccolo”
Impiegato: “Mi dovrebbe dare la residenza in carta libera”
Cittadino: “Fanno 40 euro”
Impiegato: “Prego ?”
Cittadino: “Se la vuole da me fanno 40 euro, per il tempo che perdo , il trattamento della pratica, le spese di trasporto.”

E’ che siamo in pieno medioevo.

Solo qui però…

Solo in Italia.

By | 2016-10-19T09:38:15+00:00 maggio 5th, 2011|Blog, Personale|0 Comments

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