La pornografia del dolore

sadness3Ogni volta che accadono certe tragedie rimango basito nel constatare che non cessa mai la barbara usanza di andare a intervistare coloro che hanno perso i loro cari e le proprie case da poche ore, in pochi secondi. Sento domande del tutto inutili e fuori luogo: “Come si sente?”, “Lei ha avuto dei familiari deceduti?”, “Che farete ora?”, “Questa era la sua casa?” e via così in una sequela che ha il solo scopo di soddisfare la morbosa curiosità di chi guarda.

Ma come volete che si sentano, cosa volete che vi dicano? Con che coraggio andate a chiedere queste banalità? A che necessità informativa e giornalistica rispondono?

Già tocca assistere ai battibecchi di ingegneri e ospiti di turno, già siamo costretti a sorbirci i “laqualunque” che si improvvisano geologi e oracoli, le trasmissioni, i plastici, i pallottolieri dei morti e i conti fatti in diretta con puntigliose addizioni. In più, ogni tanto, ecco il geniale giornalista sul campo.

Per fortuna non tutti sono così, ne vedo di rispettosi, che fanno il loro lavoro dando informazione vera, partecipando per quello che è possibile, evitando di intralciare. Ma ogni volta ce n’è più di qualcuno che avrei voglia di prendere a calci. Ricordo con raccapriccio in occasione del sisma del 2009 qualcuno che bussava sui vetri delle macchine dove dormivano gli sfollati, svegliandoli, per andare a porgere geniali domande.

Fare sciacallaggio della lacrima non è informazione. Costringere gente che a malapena, a denti stretti, tiene i pezzi della sua anima uniti, a ripetere che non hanno più niente, che hanno perso tutto e tutti, non è giornalismo è pornografia del dolore. Quello che possiamo fare è non ascoltare questa gente, cambiare canale, staccare la spina a questo tipo di mercato. Fare sentire il nostro dissenso.

By | 2016-10-19T09:37:46+00:00 agosto 25th, 2016|Blog|1 Comment

One Comment

  1. Ant 25/08/2016 at 23:01 - Reply

    Sono modi di sfruttare il dolore e le disgrazie davvero vergognosi. Io leggo/ascolto/guardo solo le parte in cui c’è informazione. Tutto il resto è solo spazzatura e, secondo me, va evitato. Mi sembra molto più rispettoso NON guardare, trovo che spiare il dolore sia davvero un atto impudico.

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