È morta una virgola, l’assassino è il caporale

Non sono uno di quelli che odiano le regole per principio, ma diffido di chiunque si aggrappi morbosamente a una regola. Qualche volta ne infrango qualcuna giusto per il gusto di farlo, altre volte per dare fastidio a qualcuno. Ma in generale se una regola mi sembra sensata la seguo. In generale, se mi sembra sensata. Con la punteggiatura non faccio eccezioni. Posso sbagliare, come può capitare ai più, e usarla male, ma di solito mi attengo alle regole. Quasi tutte. Ce n’è un in particolare che ho deciso tre anni fa di non rispettare, quando per la prima volta in vita mia mi trovai nella necessità di impaginare un libro. Questo articoletto sta qui più che altro per evitarmi di spiegare ogni volta perché lo faccio, e che non serve spiegarmi come si fa, perché lo so già, e sbaglio apposta. Mi serve un link insomma, perché sono pigro.

Vediamo prima di tutto quale tra le tante regole ho deciso coscientemente di infrangere. Partiamo da un semplice esempio.

a) «Hai sentito anche tu» rispose secco Alessandro.

Lo so, ad alcuni di voi freme la mano, vorreste poterla mettere voi quella virgola mancante. Altri, forse la maggior parte, alzerà le spalle, la mancanza non li sconvolge. Altri ancora, io credo, si staranno chiedendo di che cappero sto parlando. Il problema è che quella frase, a voler fare le cose per bene, si dovrebbe scrivere in uno di questi modi:

b) «Hai sentito anche tu,» rispose secco Alessandro.
c) «Hai sentito anche tu», rispose secco Alessandro.

Chiaro per tutti? Io scrivo come in a) ma si dovrebbe scrivere come in b) o c).

Ma allora, Mario, se lo sai come si fa, perché non lo fai? Tranquilli, sono qui per spiegarvelo.

La ragione principale è che b) e c) mi fanno sanguinare gli occhi, più c) che b) a dire il vero. Comunque entrambi non si possono vedere. Sono orribili, ridondanti, mi fanno lo stesso effetto delle unghie sulla lavagna. Alcuni di voi dovrebbero essere in grado di capirmi perché è probabilmente lo stesso tipo di fastidio che provano per la mancanza di quella virgola.

La mia regola aggiuntiva sull’uso della virgola recita quindi così: quando un caporale incontra una virgola quest’ultima muore.

Perché il caporale uccide la virgola? È il risultato dei miei ragionamenti. Mi sono chiesto se quella virgola, prima o dopo il caporale, fosse proprio necessaria. Se fosse utile. A che serve una virgola, mi sono chiesto. La risposta non era difficile. La virgola ha principalmente questi scopi: dividere e separare; creare ritmo nella lettura; aiutare la comprensione del testo evitando interpretazioni variabili. C’è un’infinità di giochini per dimostrare l’importanza delle virgole nell’interpretazione del testo. Ma in questo caso specifico, quando va in coppia con un caporale, tutte queste funzioni non vengono forse già svolte dalla presenza del caporale stesso? Non è già maledettamente chiaro per il lettore che “Hai sentito anche tu” e “rispose secco Alessandro” sono due parti ben distinte e separate? Sì che lo è, mi sono risposto, accidenti se non è chiaro. C’è già un separatore, c’è già una pausa, un segno del ritmo della frase, un elemento di chiarimento del significato: è il caporale.

Da qui la mia decisione, a meno di casi ambigui, che comunque mi devono ancora capitare: quando incontra i caporali la virgola muore.

Questo è quanto, vi può piacere o non piacere, ma sappiate che quella virgola non manca, l’ho ammazzata io personalmente.

Anzi, l’ha ammazzata il caporale.

By | 2017-08-03T09:04:21+00:00 luglio 17th, 2017|Blog, Indie Way|0 Comments

Leave A Comment

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi